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GLI SPOSI

Frosini / Timpano
di e con Elvira Frosini e Daniele Timpano
testo di David Lescot
traduzione Attilio Scarpellini
disegno luci Omar Scala
regia Frosini/Timpano
produzione Frosini/Timpano con il sostegno di Fabulamundi
PRIMA NAZIONALE
Gli Sposi è la storia di un’ordinaria coppia di potere, Nicolae Ceausescu ed Elena Petrescu, che hanno messo la Romania in ginocchio per oltre vent’anni. Il più sinistro tra i tiranni dei paesi del blocco comunista e sua moglie. Dittatori capricciosi e sanguinari, per oltre vent’anni questi Macbeth e Lady Macbeth dei Balcani hanno seminato la paura nel popolo rumeno per poi finire sommariamente giustiziati davanti alle telecamere, sotto gli occhi del mondo, il 25 dicembre 1989.
“Un uomo e una donna. Delle persone molto ordinarie, nella Romania del XX secolo. Entrambi vengono dalla campagna. Un po’ nello stesso modo l’uno e l’altra si ritrovano a militare nel Partito Comunista. Niente sembra distinguerli dai loro compagni. Tranne il fatto che sono un po’ meno dotati della media. Sono delle creature senza smalto in un mondo senza orizzonte.”
[David Lescot]
Non c’è niente di cui il teatro non possa parlare, almeno secondo David Lescot: dalle storie più personali, che poi si rivelano sempre politiche, a quelle più globali, dall’infanzia al clima, dai sopravvissuti alla Shoah al potere del denaro, dalle dittature comuniste nei paesi dell’Europa dell’Est alla Comune di Parigi. Ma soprattutto non c’è un linguaggio artistico che dall’infinito intrattenimento del teatro possa essere escluso: la musica e la danza, rigorosamente eseguite dal vivo, prolungano lo sconfinamento della parola drammaturgica negli oggetti scenici creati da questo autore che è tra i pochi del suo paese a essere un uomo di teatro totale: drammaturgo, attore, regista, musicista, Lescot (classe 1971, figlio e fratello d’arte, suo padre Jean e suo fratello Micha sono entrambi attori) è stato salutato dal pubblico e dalla critica come una rivelazione fin dal suo primo affacciarsi sulla scena. Pluripremiato, con il Premio del sindacato nazionale della critica per la migliore creazione in lingua francese per ben due lavori (Un homme en faillite del 2007 e Ceux qui restent del 2014), con il Prix Nouveau Talent Théâtre nel 2008, con un Molière “per la rivelazione teatrale”, assegnato alla Commission centrale de l’enfance nel 2009, con il Grand prix de la litérature dramatique per L’européenne (portato in scena anche in Italia, al Festival di Napoli nel 2011), Lescot riesce a muoversi tra le forme sceniche più svariate, dal teatro documentario al cabaret musicale, senza mai alterare l’asciutta efficacia della propria scrittura. Musica e danza rientrano spesso nei suoi dispositivi di ironica decostruzione della Storia alla quale questo autore
che non ha dimenticato le proprie origini ebreo polacche dedica un’attenzione inquieta e sempre cruciale. Capace di una spoliazione radicale degli apparati del teatro, come in Ceux qui restent, dove le testimonianze degli ultimi sopravvissuti del Ghetto di Varsavia presenti in Francia vengono consegnate al puro scambio verbale tra due attori, lo è non di meno di concertazioni corali e inaspettata jam session come in La chose commune, lo spettacolo realizzato con il musicista Emmanuel Bex, dove l’utopia della Comune di Parigi dialoga con il jazz, o di miniature solistiche come la Commission centrale de l’enfance, uno dei suoi cavalli di battaglia, in cui da solo, accompagnandosi con una chitarra elettrica cecoslovacca degli anni ’60, rievoca per lampi le sue vacanze nelle colonie estive della Commissione centrale dell’infanzia, l’associazione creata nel dopoguerra dagli ebrei comunisti francesi, all’origine per i figli degli scomparsi nei campi di concentramento. Un “cabaret minimalista”, come lo stesso Lescot lo ha definito, una ballata, una rapsodia di voci che rinascono e si fondono in un’unica voce. Ma anche un episodio marginale e poco conosciuto nella storia dei movimenti comunisti occidentali nel quale restano impressi i segni, i temi e le parole d’ordine dell’ideologia che per lungo tempo venne considerata il “grande affare della vita”. La drammaturgia di David Lescot, infatti, usa volentieri il prisma del teatro per amplificare la marginalità o, viceversa, per rimpicciolire l’enfasi della storia monumentale. Che è quanto accade in uno dei suoi ultimi testi, Les epoux, storia di “un’ordinaria coppia di dittatori” raccontata da loro stessi con Nicolae Ceausescu nei panni di “Lui” e sua moglie Elena nei panni di “Lei”. Nato da una commissione della regista Anne-Laure Liegeois (che l’ha portato in scena nel febbraio del 2016 al Théâtre 71- Scène National de Malakoff), il testo di Lescot segue passo dopo passo, dalla nascita alla morte, la resistibile e quasi casuale ascesa dei coniugi Caeusescu dalle oscure origini contadine fino ai vertici della Romania comunista – ed è un’ascesa nel grottesco di un’esilarante commedia nera scandita dalla stupefacente mancanza di qualità di due Macbeth dei Balcani, poco dotati e fallimentari in tutto, tranne che nel gioco in cui primeggiano tutti gli uomini privi di vocazione e di qualità: il potere. Frontali davanti al pubblico, soli e costantemente in scena, impegnati a raccontare la propria storia e insieme la storia del paese che hanno devastato (in quell’intreccio tra piccola e grande storia tipico del teatro di Lescot), è quasi impossibile, leggendo il testo, non rivedere Elena e Nicolae in quelle fotografie a un tempo drammatiche e agghiaccianti che nel 1989 li ritraevano, lividi e invecchiati, uno accanto all’altra, nel corso di quello che fu uno dei primi processi mediatici della storia contemporanea – un processo di cui il drammaturgo francese riesce a restituire negli ultimi quadri tutta la tragica ambivalenza, fino a toccare quel culmine supremo di ogni parabola satirica in cui, dopo aver tanto riso, non c’è più niente da ridere. Non sorprende che Daniele Timpano ed Elvira Frosini, la coppia artistica che nel nostro teatro ha meglio interpretato il potere e la società in chiave di comicità critica e di umorismo crudele, abbiano subito sentito un’affinità elettiva con i due tragicomici coniugi di Lescot, abbastanza veri e abbastanza assurdi, abbastanza determinati e abbastanza miserabili, per rientrare a pieno titolo in quella contro-storia satirica del novecento che i due attori-drammaturghi italiani vanno scrivendo da anni con spettacoli quali Dux in scatola, Sì l’ammore no, Acqua di colonia. Un’affinità del resto ricambiata, dal momento che l’autore di Commission centrale de l’enfance e Les Epoux ha voluto portare sulle scene la versione francese di Aldo morto, impegnandosi persino nell’interpretazione delle canzoni d’epoca che costellavano il testo.
[Attilio Scarpellini]
Elvira Frosini e Daniele Timpano, sono autori, registi e attori della scena contemporanea italiana che dal 2008 condividono un comune percorso artistico. Nei numerosi lavori prodotti negli ultimi anni, Frosini/Timpano portano sul palcoscenico i loro corpi che disinnescano, decostruiscono ed incarnano le narrazioni della Storia, analizzando le derive antropologiche della società a partire da un vasto materiale di riferimenti vari (dall’accademico al popolare) che costituiscono l’immaginario e la coscienza contemporanei. I loro testi portano sulla scena un complesso dispositivo teatrale in cui gli attori-autori sono sempre in dialogo con il pubblico ed in bilico tra l’incarnazione di personaggi, mitologie contemporanee e culturali, topoi della Storia, ed il semplice essere sulla scena e mettere in campo il proprio perturbante rapporto con la Storia e la cultura, in un gioco di scivolamenti spiazzanti che dissacrano tutte le retoriche senza fare sconti, neanche a se stessi. “Il nostro dialogo con il pubblico è basato sulla co-esistenza con gli spettatori, su ciò che condividiamo con voi, qui, oggi: la stessa ipocrisia, gli stessi cliché, le stesse paure, le stesse nevrosi, la stessa sorte.”
I loro lavori sono stati rappresentati in numerosi teatri, festival, e contesti performativi in Italia e all’estero, tra gli altri: Romaeuropa Festival, Teatro Argentina di Roma, Teatro Elfo Puccini, Bassano Opera Estate/Festival B.Motion, Festival Inequilibrio/Armunia di Castiglioncello (Li), Teatro della Tosse, Festival delle Colline Torinesi, Teatro Bellini di Napoli, Teatro Biondo di Palermo, Teatro India di Roma, Festival Short Theatre Roma, “Face à Face” / Theatre de la Ville Parigi, Place à l’Art Performance e La Nuit Blanche di Parigi. Tra gli spettacoli precedenti al loro incontro ricordiamo: Dux in scatola (2006) finalista ai Premi Scenario e Vertigine, pubblicato da Coniglio nel 2006 e da Hystrio nel 2008, ed Ecce robot! (2007) di Daniele Timpano, Reperto#01 (2006) finalista al Premio VDA nel 2006, e Buffet (2007) di Elvira Frosini.
Dal 2008 inizia la loro unione artistica dando vita ad importanti progetti: il primo lavoro firmato insieme è Sì l’ammore no (2009) finalista al Premio Dante Cappelletti/Tuttoteatro.com nel 2009, seguono Risorgimento pop (scritto con Marco Andreoli, del 2009), Ciao bella (2010), Digerseltz (2012), Aldo morto – tragedia (2012), spettacoli rappresentati in molti festival italiani. Dux in scatola, Risorgimento Pop e Aldo morto sono stati tradotti e presentati a Parigi nell’ambito del progetto “Face à Face” al Theatre de la Ville (2011) e al Theatre de la Colline (2015). Dux in scatola, Risorgimento Pop e Aldo morto compongono una trilogia edita da Titivillus nel 2012 con il titolo Storia cadaverica d’Italia. Lo spettacolo Aldo morto è stato candidato al Premio Ubu nel 2012 come migliore novità drammaturgica e ha vinto il Premio Rete Critica 2012. Nel 2013 hanno realizzato con il Teatro dell’Orologio di Roma e Fondazione Romaeuropa il progetto Aldo morto 54 (54 giorni di repliche dello spettacolo Aldo morto e 54 giorni di autoreclusione di Daniele Timpano in streaming in una cella ricostruita appositamente in teatro). Aldo morto 54 ha vinto il Premio Nico Garrone 2013.
Nell’autunno 2012 sono stati invitati dal Teatro di Roma a partecipare al progetto Perdutamente durante il quale hanno iniziato a lavorare sul nuovo progetto Zombitudine, uno spettacolo sul collasso sociale e culturale contemporaneo. Il lavoro ha debuttato nel 2013 al Teatro della Tosse di Genova ed è poi stato presentato al Romaeuropa Festival nel 2014 ed in una lunga tournée in tutta Italia. Nel 2014 e nel 2015 hanno partecipato come autori ed interpreti al progetto Ritratto di una capitale di Antonio Calbi e Fabrizio Arcuri, realizzato dal Teatro di Roma al Teatro Argentina, con il loro lavoro Alla città morta. Prima epistola ai romani. Nel 2016 hanno realizzato Carne, su testo commissionato a Fabio Massimo Franceschelli, primo lavoro di un progetto speciale che prevede la realizzazione di lavori su testi commissionati ad autori contemporanei italiani o esteri. Dal 2015 hanno iniziato a lavorare al nuovo spettacolo Acqua di colonia sul rimosso del colonialismo italiano e l’immaginario italiano e occidentale sull’Africa. Lo spettacolo ha debuttato a novembre 2016 al Romaeuropa Festival.
Hanno lavorato per Radio Tre Rai nella trasmissione “Rombi tuoni scoppi scrosci tonfi boati”, realizzata per il centenario del Futurismo italiano, e in “Diari di guerra”, serie di letture realizzate per il centenario della Grande Guerra. Nel 2014 Rai5 ha realizzato un documentario su di loro nel ciclo “Roma: la nuova drammaturgia”.
Hanno ideato e realizzato le rassegne Generatore X (2004-2007), Uovo – spazio performativo (2004-2007), la rassegna romana indipendente Ubu Settete (2003-2007), il progetto Novo Critico – incontri tra critica e nuova scena contemporanea (2008-2010), e dal 2010 realizzano Ecce Performer – progetto di formazione e creazione per la scena contemporanea.
Per informazioni e prenotazioni: Biglietteria Teatro Alfieri (Asti) 0141.399057 | 0141.399040
Tutti i giorni con orario continuato 11-16
Biglietti disponibili anche online sul sito www.bigliettoveloce.it
Biglietti:
10 euro intero
7 euro ridotto abbonati stagione Teatro Alfieri e over 65, possessori di Open e Kor Card
5 euro ridotto studenti under 25