COMUNICATO STAMPA E INFO FESTIVAL

Ad Asti dal 20 al 30 giugno torna AstiTeatro, lo storico festival di teatro nazionale e internazionale, con la direzione artistica di Emiliano Bronzino, giunto alla quarantunesima edizione e organizzato dal Comune di Asti, nell’ambito del progetto di rete PATRIC,  Polo Astigiano per il Teatro di Ricerca e di Innovazione Contemporaneo, il cui maggiore sostenitore è la Compagnia di San Paolo nell’ambito dell’edizione 2019 del bando Performing Arts, e grazie al prezioso sostegno di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione CRT, MIBAC, Fondazione Piemonte dal Vivo e ASP.

Quarantuno edizioni che sin dal 1979 hanno visto passare ad Asti infinite espressioni drammaturgiche e teatrali, co-produzioni internazionali con festival come Avignone, Santarcangelo di Romagna, Spoleto, e innumerevoli prime nazionali e debutti assoluti. Asti da 41 anni è una città che respira teatro e che ha modificato il suo assetto architettonico anche in quest’ottica. Per il festival Asti diventa Teatro.

“AstiTeatro mantiene il suo ruolo da protagonista nella scena teatrale italiana – spiegano Maurizio Rasero, Sindaco della Città di Asti, e Gianfranco Imerito, Assessore alla Cultura – con una programmazione trasversale che saprà accontentare tutti. Il Festival, oltre che momento di aggregazione e incontro, è anche occasione di turismo, e a fare da cornice agli spettacoli in programma ci sarà la bellezza del nostro centro storico, con location suggestive e ricche di storia. Continuiamo anche a puntare sui giovani talenti, e quest’anno festeggiamo 10 anni del concorso Scintille, che ogni anno registra un alto numero di adesioni da parte di compagnie under 35 provenienti da tutta Italia, oltre che una grande partecipazione di pubblico. Un Festival quindi che non solo propone teatro, ma che aiuta a crearlo”.

AstiTeatro è un festival vitale, con la vocazione di luogo di scambio e di ritrovo. Dal 2017 il direttore artistico del festival è Emiliano Bronzino, regista diplomato al Teatro Stabile di Torino, sotto la direzione artistica di Luca Ronconi, per il quale ha lavorato come suo assistente alla regia per anni. È regista per il Piccolo Teatro di Milano, direttore artistico dello Spazio Kor e ha collaborato a lungo con la Fondazione TPE e per l’INDA al Teatro Greco di Siracusa.

Due le missioni che Bronzino ha deciso di affrontare nella direzione artistica di AstiTeatro: generare un bene al servizio della Città di Asti e del suo territorio, in collaborazione con il sindaco Maurizio Rasero e l’assessore alla Cultura Gianfranco Imerito, e consolidare l’identità del festival e il suo ruolo nel panorama nazionale.

Spiega Emiliano Bronzino: “Dopo i festeggiamenti dei quaranta anni di storia della scorsa edizione, quest’anno con coraggio vogliamo ripensare il ruolo di AstiTeatro nel panorama nazionale. Per questo abbiamo immaginato questa edizione con un forte sguardo rivolto al futuro. Astiteatro 41 ha una programmazione ricca di prime e anteprime, una particolare attenzione alla creatività giovanile e una missione che si apre a collaborazioni produttive e programmatiche con diversi festival, le Colline, Kilowatt e Vignale. La riconoscibilità della nostra visione e l’affermazione degli artisti e dei progetti che abbiamo supportato ci dimostra che siamo stati capaci di intercettare a aiutare la creatività delle nuove generazioni di artisti. Ma vogliamo anche che il Festival continui a essere un momento importante di incontro di cittadini, un luogo di aggregazione e di partecipazione, coinvolgendo direttamente nella sua attività il proprio pubblico, creando luoghi e momenti di incontro. La Città si trasforma durante i giorni del festival aprendosi al pubblico, vivendo delle persone che lo frequentano, diventando così un bene al servizio della comunità. Con questa voglia di pensare al futuro, al pubblico più giovane e alle nuove generazioni di artisti immaginiamo questa nuova edizione come la “quaranta+unesima”, un nuovo “numero uno” che non scorda la nostra storia ma che vuole iniziare a costruire le prossime quaranta edizioni”.

Aggiunge il dirigente Gianluigi Porro: “Il Teatro Alfieri, 3 chiese, 4 cortili, 2 piazze, 2 spettacoli in carcere, oltre 40 spettacoli in 10 giorni, dalla drammaturgia contemporanea al teatro canzone, dal circo al teatro ragazzi, alle installazioni. Ancora una volta si ripete il rito di una Città che viene invasa dal Teatro. Continuiamo, dopo i primi 40 anni, ad inseguire il sogno di “Asti Città Festival”, avvicinandoci, per approssimazioni successive, sempre più alla concretizzazione di questo progetto che nasce dalla configurazione stessa della nostra Città e dalla convinzione che la Cultura, e soprattutto il Teatro, possa essere il modo per “visitarla” facendoci catturare dalle sue magie, utilizzando spazi che sono lì, da sempre, pronti a farsi scoprire”.

Importanti per il Festival anche le collaborazioni, a partire da quella con il Festival delle Colline Torinesi. “Due tra i più importanti festival teatrali dell’estate piemontese esprimono, da qualche tempo, politiche culturali affini – spiega il direttore artistico Sergio Ariotti – ed entrambi si impegnano a esplorare la creazione contemporanea, con maggiore o minore attenzione alla nuova drammaturgia, entrambi hanno una vocazione alla tutela di giovani artisti. Con il 2019 le affinità diventano progetti condivisi. Ne deriva una sorta di cartellone trasversale in cui compaiono compagnie italiane e soprattutto giovani compagnie, segnalate al pubblico congiuntamente dai due festival.

Si tratta di Socìetas, Deflorian/Tagliarini, Babilonia, Sotterraneo, Kronoteatro, Michele Sinisi, Alba Porto. Uno sforzo di concertazione e di razionalizzazione dei programmi che condurrà nel 2020 anche a collaborare nella scelta di appuntamenti internazionali. Una decisione che non insegue solo economie di scala ma che vuole favorire un’offerta più significativa al pubblico, non escludendo, tra Torino e Asti, una sua maggiore mobilità”.

Aggiunge Luca Ricci, direttore artistico di Kilowatt Festival: “Siamo felici di avviare una collaborazione con un grande e storico festival come Asti Teatro. Ci siamo prefissi due obiettivi: sviluppare insieme alcune collaborazioni internazionali e collegare tra loro le comunità locali con progetti che coinvolgano in prima persona gli abitanti delle nostre città. Per quest’anno, sostenendo insieme lo spettacolo di Eleonora Pippo, lavoriamo sul secondo dei due obiettivi, ma spero che la collaborazione sarà lunga e proficua per approfondire negli anni entrambi gli scopi comuni”.

Tra le collaborazioni anche quella con la Fondazione Piemonte dal Vivo, con cui si condivide una visione strategica sui temi dell’offerta culturale e della mobilità del pubblico. Nel segno di una profonda sinergia territoriale, si favorirà la promozione congiunta di AstiTeatro e del Vignale Monferrato Festival (ideato da Piemonte dal Vivo tra fine giugno e inizio luglio) per un’offerta complementare ai diversi pubblici delle province limitrofe.

Come anteprima del festival, in piazza San Giuseppe, dal 18 al 25 giugno, arriva il tendone di MagdaClan, compagnia di circo contemporaneo al suo ottavo anno di tournée formata da venti elementi, tra acrobati, musicisti e tecnici sotto i 35 anni. MagdaClan unisce all’immaginario tradizionale del circo e della vita itinerante, l’innovazione di un linguaggio contemporaneo, poetico, ironico e multiforme non riconducibile a qualsivoglia grammatica o formula classica, mai superficiale, fatto di una poetica surreale e disequilibri fragili. Oggi MagdaClan Circo è una delle più affermate compagnie italiane di circo contemporaneo ed è riconosciuta dal MiBAC, Ministero dei Beni culturali, organizzando nel Monferrato “Fantasy – festival di circo contemporaneo del Monferrato” e “Mon Circo”, rassegna di circo contemporaneo di Montiglio Monferrato.

All’interno del tendone dal 18 al 25 giugno alle 21,30 (con pausa venerdì 21 giugno) MagdaClan Circo sarà protagonista dello spettacolo “Emisfero”, un omaggio all’uomo e al suo incredibile meccanismo, all’equilibrio quotidiano, al circo della vita. Piccole molecole che si scontrano, si abbracciano, camminano, suonano, danzano; messaggeri chimici rilasciati in risposta ad ogni stimolo, neurotrasmettitori di emozioni. Sono sessantamila sfaccettature dell’essere, portatrici di rabbia, paura, amore, fiducia. Come diceva Einstein: la mente è un paracadute, funziona solo se si apre.

Giovedì 20 giugno il festival si apre alle 19 allo Spazio Kor con l’anteprima de “La notte è dei fantasmi”, il nuovo progetto people-specific ideato e diretto dalla regista Eleonora Pippo (vincitrice nel 2010 con il Mulino di Amleto della prima edizione del Premio Scintille con Come fu che in Italia scoppiò la rivoluzione ma nessuno se ne accorse” di Davide Carnevali) che ha per protagonista un gruppo di ragazze e ragazzi di Asti. Nel tempo record di sette giorni questa compagnia locale temporanea parteciperà alla creazione di una performance originale ispirata all’omonima sceneggiatura del fumettista Ratigher con contributi video curati da Pier Paolo Ceccarini.

Una festa tra tredicenni, una serie di telecamere che riprende in diretta tutto quello che accade. Questa la situazione in cui si ficca Zurlo, uno spregiudicato studente delle medie che per guadagnare qualche soldo vende le riprese della festa a un servizio online di guardoni. La notte però è dei fantasmi: tre smidollati cani sciolti e un fantasma ‘vero’ irrompono alla festa portando terrore e tensione nel gruppo di ragazzini costringendoli a guardare in faccia la paura più profonda. Migliaia di utenti, nascosti dietro i loro schermi, spiano senza muovere un dito…  Sul palco Anna Piacenza, Bruna Cirillo, Cinzia Ostorero, Fabio Condemi, Filippo Riccomagno, Gabriele Cico, Gaia Becchio, Giorgia Covello, Lorenzo Fracchia, Marta Piane Delle, Nicolo’ Enrico, Orazio Sciacchitano, Sofia Masino. Produzione: Fondazione Luzzati Teatro della Tosse ed Eleonora Pippo, con il sostegno di Ratigher e Coconino Press Fandango Editore e del Centro di Residenza della Toscana (Armunia Castiglioncello – CapoTrave/ Kilowatt Sansepolcro).

 

Alle 22 in piazza San Secondo “Romeo e Giulietta, l’amore è saltimbanco” di Stivalaccio Teatro, con Anna De Franceschi, Michele Mori e Marco Coppelli, che cura anche la regia. 1574. Venezia in subbuglio. Per calli e fondamenta circola la novella: Enrico III di Valois, diretto a Parigi per essere incoronato Re di Francia, passerà una notte nella Serenissima. Un onore immenso per il Doge e per la città lagunare. Giulio Pasquati e Girolamo Salimbeni, coppia di ciarlatani saltimbanco dai trascorsi burrascosi,

vengono incaricati di dare spettacolo in onore del principe. Mica una storia qualunque, bensì la più grande storia d’amore che sia mai stata scritta: Romeo e Giulietta.

Due ore di tempo per prepararsi ad andare in scena, provare lo spettacolo ma, soprattutto: dove trovare la “Giulietta” giusta, casta e pura, da far ammirare al principe Enrico? Ed ecco comparire nel campiello la procace Veronica Franco, poetessa e “honorata cortigiana” della Repubblica, disposta a cimentarsi nell’improbabile parte dell’illibata giovinetta. Si assiste dunque ad una “prova aperta”, alla maniera dei comici del Sogno di una notte di mezza estate, dove la celeberrima storia del Bardo prende forma e si deforma nel mescolarsi di trame, di dialetti, canti, improvvisazioni, suoni, duelli e pantomime.

Il 21 e 22 giugno, nei principali cortili del centro storico, spazio alla decima edizione di Scintille, il concorso nazionale che mira ad individuare nuove proposte teatrali, promosso dal Teatro Alfieri di Asti, in collaborazione con Tieffe Teatro Milano e la Fondazione Piemonte dal Vivo. Otto le compagnie in gara, al vincitore un premio di produzione e la possibilità di far circuitare lo spettacolo.

 

AstiTeatro41 entra nel vivo domenica 23 giugno: alle 17 allo Spazio Kor il sipario si alza su “Hans e Gret”, spettacolo della Fondazione TRG Onlus scritto e diretto da Emma Dante, con Manuela Boncaldo, Salvatore Cannova, Clara De Rose, Nunzia Lo Presti unzia Lo Prest io Kor il sipario si alza su hamper zio Kor con tare lo spettacolote che stanno arrivando da tutta Italia.e Lorenzo Randazzo. Emma Dante, autrice e regista palermitana tra i migliori talenti della scena contemporanea, con questa favola esplora il tema della famiglia e dell’abbandono attraverso una poetica di tensione e follia, nella quale non manca una punta di umorismo. In una capanna vuota e desolata, con i muri scorticati e il pavimento fatto di terra e radici, vive una famiglia molto povera: il taglialegna, la matrigna, Hans e Gret. La catapecchia è ammobiliata soltanto da alcune sedioline sulle quali la famiglia dorme, mangia, si intristisce e si rianima di sogni. Per colpa della miseria, Hans e Gret vengono abbandonati nel bosco dove una vecchia meggera li fa prigionieri. Ma i due bambini coraggiosi riescono a uccidere la strega e a ritornare a casa, salvando il padre dalla morte. Una favola tremenda sulla miseria, una riflessione spietata sulla sopravvivenza a scapito dei più deboli. Ma Hans e Gret non si arrendono, con allegria superano gli ostacoli e con la fantasia riempiono i piatti per nutrirsi quotidianamente e riuscire ad andare avanti. Una produzione Fondazione TRG Onlus

 

Alle 19 alla Chiesa del Gesù “Happy Hour” di Cristian Ceresoli con Silvia Gallerano e Stefano Cenci.  Dopo aver vinto numerosi premi, tra cui l’oscar del teatro europeo al Fringe Festival di Edimburgo, e registrato un grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo con “La Merda”, Cristian Ceresoli presenta una sua nuova scrittura, lisergica e rock, dove Silvia Gallerano, già osannata interprete de “La Merda”, incarna la piccola Ado, una ragazzina affamata d’amore, mentre Stefano Cenci, interprete unico e potente, è suo fratello Kerfuffle. La regia è affidata alla sensibilità di Simon Boberg, regista danese di fama internazionale. Dopo aver vinto numerosi premi, tra cui l’oscar del teatro europeo al Fringe Festival di Edimburgo, e registrato un grande successo di pubblico e critica in tutto il mondo con La Merda (dall’Europa al Brasile, dall’Australia al Nord America) tuttora in tour a sei anni di distanza dal suo debutto, Cristian Ceresoli presenta una sua nuova scrittura, lisergica e rock. Composta a partire dal 2007, come fosse il secondo frammento di uno stesso paesaggio, come se queste due opere illuminassero parti dello stesso dipinto. Qui lo scrittore scopre un nuovo mondo, al presente, dove si afferma (e vince) un’efficacissima forma di allegro totalitarismo. Una partitura (o città) in cui avvengono divertentissime deportazioni di massa, in cui si afferma il più colorato dei fascismi. Un poema di tendenza al travolgente ritmo di un happy hour ininterrotto e quotidiano, in un delirante rinnovamento della lingua, attraversato da un’umanità che gode della vita, veste ghepardato e è disposta a tutto per difendere il proprio entusiasmo.
Come La Merda ha rotto gli schemi aldilà dei generi (opera di poesia, rock, sofisticata e immediata a un tempo, letteratura, teatro o performance, accolta da luoghi e spazi diversi, grandi città e province e tutto esaurito da anni) allo stesso modo Happy Hour tenta di manifestarsi con una sua originalità. Partitura letteraria per due corpi. Prova d’attore oltre i limiti. Opera d’arte dal vivo. Visione. Glamour. Una tragedia molto moderna in cui ridere fino ad ammazzarsi e piangere, come bestie da macello.

 

Alle 21 al Teatro Alfieri grande attesa per “Il sistema periodico”, con protagonista Luigi Lo Cascio (noto per le magistrali interpretazioni in film come “I cento passi” e “La meglio gioventù”), diretto da Valter Malosti, dall’opera omonima di Primo Levi, drammaturgia di Domenico Scarpa e Valter Malosti. Progetto sonoro e live electronics Gup Alcaro. Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, realizzato con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Primo Levi e Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi. Primo pannello del progetto d Malosti “Me, mi conoscete. Primo Levi a teatro”.

Il sistema periodico è un punto dove si concentra tutta l’opera di Primo Levi e tutta la sua biografia intellettuale. Tra i suoi libri, è il libro che occorre leggere se si vuole avere un’immagine completa di lui: «il più primoleviano», come lo definì Italo Calvino. Le ventuno storie brevi che lo compongono sono intitolate ciascuna a un elemento chimico, da Argon Carbonio. Il libro è appunto l’autobiografia di un chimico, o per meglio dire la storia di una passione e delle sue radici. Lo spettacolo si apre con due racconti di giovinezza. Il primo è Idrogeno, con cui Levi ci porta all’origine della sua vocazione di scienziato e di tecnico, scoperta quando era un ragazzo di quindici anni e alimentata negli oltre quarant’anni che avrebbe speso fra l’università, la fabbrica e la ricerca tecnologica a livello internazionale. Idrogeno è anche la storia di una grande amicizia maschile. Invece Zinco ci parla con un tono lieve e inaspettato di una amicizia femminile ai tempi dell’università. Al centro del lavoro c’è Cerio. Levi qui ci riporta dentro al lager, all’interno del laboratorio di chimica. Anche in questo caso il cuore del racconto è una grande amicizia: quella con Alberto Dalla Volta, già raccontata in Se questo è un uomo. Il sistema periodico racconta le storie di tutta una vita ma è anche, tra i libri di Primo Levi, quello che ha la storia più lunga e intrecciata. E che Levi sia un grande scrittore in senso assoluto, cioè un grande scrittore d’invenzione, lo testimoniano, oltre le parole di Calvino, le pagine di Vanadio, dove ci s’imbatte, vent’anni dopo Auschwitz, nel dottor Müller, un chimico tedesco, «uno di quelli di laggiù, che avevano disposto di noi, che non ci avevano guardati negli occhi, come se noi non avessimo occhi»: un superiore di Levi nel laboratorio chimico del Lager, dove il prigioniero 174517 era stato ammesso a lavorare. Lo testimonia infine, nell’ultima pagina, la straordinaria invenzione conclusiva di Carbonio. Fin dagli anni dell’università, fin da prima di essere deportato ad Auschwitz, Levi ebbe il desiderio di raccontare la storia di un atomo di carbonio. Ne parlava spesso ai suoi amici di allora, e anche nel Lager la immaginò più volte: «Al carbonio, elemento della vita, era rivolto il mio primo sogno letterario, insistentemente sognato in un’ora e in un luogo nei quali la mia vita non valeva molto». E l’atomo di carbonio di cui si racconta la storia e il viaggio secolare entrerà a far parte dei circuiti neurali dello stesso Levi, permettendogli d’imprimere sulla carta il punto con cui l’intero libro, e lo spettacolo con lui, si chiude.

 

Lunedì 24 giugno alle 20 allo Spazio Kor torna ad AstiTeatro Saverio La Ruina con “Masculu e Fìammina”, una produzione Scena Verticale, evento in collaborazione con l’associazione “La Città del Sole” di Asti. Un uomo semplice parla con la madre che non c’è più. Lui la va a trovare al cimitero. Si racconta a lei, le confida con pacatezza di essere omosessuale, “o masculu e fìammina cum’i chiamàvisi tu”, l’esistenza intima che viveva e che vive. Per lui scatta un tipico confessarsi del sud, al riparo dagli imbarazzi, dai timori di preoccupare. Forse con un piccolo indicibile dispiacere di non aver trovato prima, a tu per tu, l’occasione di aprirsi, di cercare appoggio, delicatezza. E affiorano memorie e coscienze di momenti anche belli, nel figlio, a ripensare certi rapporti con uomini in grado di dare felicità, un benessere che però invariabilmente si rivelava effimero, perché le cose segrete nascondono mille complicazioni, destini non facili, rotture drammatiche. Nei riguardi di quella madre, pur così affettuosa e misteriosamente comprensiva, si percepisce comunque qualche rammarico, qualche mancata armonia.

 

Alla 22 al Diavolo Rosso spazio a “Schianto”, l’ultimo progetto di Oyes, Premio Hystrio Iceberg 2018 e tra le nuove compagnie di rilevanza nazionale under 35 riconosciuta del Ministero dei Beni Culturali. Ideato e diretto da Stefano Cordella, con Francesca Gemma, Dario Merlini, Umberto Terruso, Fabio Zulli.

Lo schianto è la condizione di partenza della nostra generazione. Ogni personaggio dello spettacolo dovrà fare i conti con la propria spinta vitale in equilibrio precario tra speranza e disincanto. La storia è un pretesto per far esplodere i rapporti tra i personaggi ed esplorare l’abisso del desiderio contemporaneo. Una serie di incidenti reali e metaforici porterà i quattro protagonisti a condividere ansie, paure e quel che resta dei sogni nell’epoca della disillusione. Un “on the road” allucinato e contaminato dai generi più diversi: dal pop colorato dei fumetti alle atmosfere notturne e malate di David Lynch. Schianto è una surreale autocritica a quella parte di noi che ha smesso di credere nel cambiamento. Quella parte che non si identifica più nel ruolo di figlio, perché i padri ci hanno deluso, ma nemmeno in quello di genitore perché restia a prendersi le proprie responsabilità. Quella parte di noi che disprezza chi ci ha preceduto, che vorrebbe prenderne il posto, ma non sa farlo senza chiedere il permesso. Una contraddizione, un errore semantico, un paradosso. Uno specchio, deformante o semplicemente in frantumi, di una generazione senza speranze, senza ideologie, senza modelli.

 

Martedì 25 giugno alle 20 allo Spazio Kor Claudia Castellucci e Chiara Guidi presentano “Il regno profondo – Perché sei qui?”, una produzione Societas. “Perché sei qui?” è la prima di molte domande che due ‘luogotenenti’ arroccate su un podio si scambiano. Presidiano un luogo su cui sono arroccate, simbolo di fermezza circa il compito di difendere la logica del loro ragionare. L’unico motore, su cui tutto ruota, è la generazione continua di domande insaziate da provvisorie risposte. Il carattere scettico e vedovile del dialogo rifluisce in un mare comico che lascia perplessi. La forma di teatro scelta per questo spettacolo recupera il dialogo didascalico classico, per la rappresentazione di un mondo privo di peso, dove ‘non succede niente’, come si suol dire. La metrica delle frasi serve a conferire velocità crescente alle domande, e la ricerca idiomatica para-dialettale inventata da Chiara Guidi fa abitare in ambienti domestici e ‘bassi’ la loro risonanza. Le asprezze vernacolari tingono di sangue le vette glaciali di un ragionamento sofisticato che ridiventa primitivo e sfacciato.

 

Alle 22 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Sangue del mio sangue”, di Riccardo Spagnulo liberamente ispirato a “Io, Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…” di Michel Foucault con Simone Benelli, Tommaso Bianco, Matteo Di Somma, Maurizio Sguotti regia di Maurizio Sguotti, una produzione Kronoteatro e con il sostegno di Armunia Centro di Residenze Artistiche Castiglioncello e di AstiTeatro.

Nel nord della Francia di inizio Ottocento, avviene un fatto di sangue che sconvolge l’opinione pubblica: Pierre Rivière, appena diciottenne, si macchia dell’omicidio a sangue freddo di sua madre, della sorella e del fratello di pochi anni allo scopo di “liberare il padre” dalle sofferenze della famiglia. Chi era, dunque, Pierre Rivière? Un contadino semianalfabeta, un folle, un assassino, un liberatore, un prodigio, un mostro? Difficile saperlo con certezza. Attraverso il teatro si cerca di portare alla luce gli aspetti contraddittori e stridenti della vicenda: il limite tra il ruolo di vittima e quello di

carnefice, la costrizione e la docilità dei corpi ristretti, la banalità del male nella vita quotidiana, l’eterna lotta di maschile e femminile. Si scardina il racconto dai cardini della storia per farlo vivere in una cifra sospesa vicina al nostro oggi, per mettere in luce come, nonostante cambino i modi in cui si manifestano gli universali di cui gli esseri umani sono fatti, nell’impossibilità di una risposta univoca e semplicistica che vive la natura dell’uomo. Sia egli un ragazzo o un mostro.

 

Mercoledì 26 giugno alle 20 allo Spazio Kor Babilonia Teatri presenta in prima regionale “Calcinculo”, spettacolo di e con Enrico Castellani e Valeria Raimondi candidato ai premi Ubu come miglior novità italiana/ricerca drammaturgia e come miglior progetto sonoro/musiche originali. Con la partecipazione di un coro di alpini e con una sfilata di cani con padrone.

Calcinculo è uno spettacolo in cui musica e teatro si contaminano e dialogano in modo incessante e vertiginoso.

Viviamo un tempo ossessivo che le parole e le immagini non riescono più a raccontare da sole, la musica arriva in soccorso come una medicina e o una miccia esplosiva.

Calcinculo è un avanspettacolo di illusioni che si sgretolano, il delirio paranoico di un mondo che elegge a guida la paura percepita.

Mettiamo il pannolone per non dover interrompere partite planetarie contro avversari lontani mille miglia da noi che un satellite elegge a nostri amici ed avversari.

Accudiamo bambole iperrealiste che non piangono e di notte non si svegliano, ma che hanno le fattezze di bambini veri. Abbiamo smesso di andare a votare, ma chiediamo che i diritti e i doveri dei nostri cani, gatti, canarini e tartarughe e criceti e conigli e porcellini d’india e pesci rossi siano sanciti dalla legge e che il tribunale si occupi della loro dignità e del rispetto nei loro confronti.

Calcinculo è uno spettacolo che vuole fotografare il nostro oggi.

 

Alle 22 al Diavolo Rosso Giuseppe Pambieri sarà il protagonista della prima nazionale di “Un Edipo”, scritto e diretto da Nicola Fano.

Edipo, accompagnato dalla figlia Antigone, ormai cieco e deluso da sé e dalla vita, incontra il figlio di Tiresia. Il ragazzo, lì per lì, non vorrebbe farsi riconoscere: ha avvicinato Edipo per capire perché egli non si sia fidato dei vaticini del padre. E vuol capire, in ultima analisi, come funziona quel mondo dei padri dal quale si sente escluso; un mondo dove, invece, vede a proprio agio Antigone. Ma sarà il vecchio Edipo a riconoscerlo, malgrado la propria cecità, e dunque a “smascherarlo”. Come se l’esperienza di vita (con il suo accumulo di sconfitte) fosse sufficiente a penetrarne i segreti. E alla fine proprio contro questa pretesa onnipotenza del vecchio Edipo si scaglierà il figlio di Tiresia, accusando il vecchio re decaduto di aver costruito un mondo dal quale la vitalità è esclusa.

Trasportando in un luogo senza spazio e senza tempo, ma nostro contemporaneo, l’autore usa l’eterno, magnifico grimaldello di Sofocle per entrare nel conflitto d’oggi tra padri e figli – tra vecchi e giovani – ponendosi, però, dalla parte degli sconfitti: ossia dalla parte di una generazione che non riesce a trovare nella propria lotta quotidiana per la sopravvivenza le ragioni e i valori che hanno mosso le generazioni precedenti.

 

Giovedì 27 giugno si prosegue alle 20 allo Spazio Kor con Marta Cuscunà, protagonista e regista de “Il canto della caduta”, co-produzione Centrale Fies, CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Torino, Sao Luiz Teatro Municipal Lisbona In collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano, A Tarumba Teatro de Marionetas Lisbona, Premio Hystrio Altre Muse 2019.

La guerra è parte incancellabile del destino dell’umanità? È realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti e di ingiustizia sociale a un sistema mutuale e pacifico? Il canto della caduta pone punti interrogativi propri anche del nostro tempo: una risposta, possibile, sta forse fra le pieghe di un’antica storia ladina, il mito dei Fanes, un regno pacifico di donne, distrutto dall’inizio di un’epoca del dominio e della spada. Uno stormo di corvi animatronici e una piccola comunità di bambini-pupazzo superstiti, ispirati alla street art di Herakut, sono i nuovi compagni di scena della straordinaria Marta Cuscunà, in un nuovo viaggio di resistenza.

Alle 22 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Piccola Patria”, uno spettacolo di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Simone Faloppa, Gabriele Paolocà e Gioia Salvatori. Regia di Luca Ricci. Produzione Capotrave-Infinito.

La frammentazione in piccole patrie è uno dei fenomeni del nostro tempo: tendiamo a pensare che i lontani organismi nazionali e sovranazionali non siano in grado di comprendere i nostri bisogni e interessi.

Così, prendono corpo le idee di tanti localissimi staterelli regionali o anche più piccoli, basati su diffidenze e antiche rivendicazioni sovraniste.

Un testo per tre attori, ambientato nel nostro presente, diviso in tre parti, ovvero il giorno prima, il giorno stesso e il giorno successivo a un referendum locale dove si chiede agli abitanti di un luogo non specificamente identificato se vogliono staccarsi dall’Italia e proclamare di nuovo l’indipendenza della loro antica Repubblica.

Ne emergono conflitti familiari e vari livelli di disgregamento, perché quando si rompe qualcosa, altri cocci si vengono a creare incidentalmente, e ogni lacerazione ne porta altre, anche nei rapporti tra le persone o interni alle persone stesse.

Nella nostra storia ci sono un fratello e una sorella, c’è un giovane uomo che con questa sorella ha un passato misterioso, ci sono fatti violenti che riemergono da lontano, ci sono speranze future e tradimenti che scombinano i rapporti sociali e personali, mentre la politica porta scompiglio nella vita quotidiana delle persone.

Venerdì 28 giugno alle 19 allo Spazio Kor va in scena in prima regionale “L’ombra della sera” di Alessandro Serra con Chiara Michelini, una produzione Teatro di Sardegna / Compagnia Teatropersona.

L’ombra della sera si ispira alla vita e all’opera di Alberto Giacometti il cui universo viene evocato con un racconto silenzioso ed essenziale, fatto di immagini e movimento. Un movimento che non corrisponde mai al puro spostamento, ma piuttosto a una qualità più profonda e intima.

La struttura drammaturgica si compone a partire dalle opere dell’artista: forme precise da cui estrarre possibili qualità di movimento e corrispettivi frammenti di umanità da evocare. Il racconto si sviluppa attraverso un punto di vista femminile ispirato alle tre donne della sua vita: la madre Annetta, la moglie Annette e la prostituta Caroline.

La grande avventura per Giacometti consisteva nel veder sorgere qualcosa di ignoto ogni giorno sullo stesso viso. In questo senso lo spettacolo si ispirerà soprattutto al suo sguardo. Scoprire e far scoprire che la materia di queste esili figure non è carne martoriata né ossa scarnificate, ma piuttosto una speciale membrana, invisibile e sconosciuta che, come ossa sensibili alla pioggia, si infiamma di fronte a uno sguardo puro. Uno sguardo capace di attraversare la ferita più segreta e svelarne la bellezza, solitaria e dolente. È di ritrattistica dal vero che si sta parlando non di arte astratta. Sarà un ritratto dal vivo. 

Alle 20,30 alla Chiesa del Gesù prima nazionale per “Le confessioni di Monica a Sant’Agostino”, uno spettacolo di Lorena Senestro, prodotto dalla Caduta, tratto da “Le Confessioni” di Sant’Agostino. Le Confessioni, scritte nel 398 D.C., sono il capolavoro di Agostino d’Ippona, santo, filosofo e padre riconosciuto del pensiero moderno. Sono una lunga conversazione con Dio scritta per essere letta a viva voce, un cammino fra gli eterni e immutabili problemi esistenziali e la cura della propria anima. Un lungo viaggio, dedicato allo spirito, nel quale Un lungo viaggio, dedicato allo spirito, nel quale l’autore cerca conferma alla sua fede, tentando di colmare la distanza fra anima e ragione, dispiegando tutte le contraddizioni del suo straordinario percorso biografico.

Riprendendo le parole, i temi e la forma de “Le Confessioni”, Lorena Senestro dà voce alla madre di Agostino, Santa Monica, figura dibattuta e contraddittoria, che rivolge le sue confessioni al figlio invece che a Dio. La vita che narra è quella di una madre, apprensiva

e severa, completamente dedita alla conversione del figlio primogenito al Cristianesimo. Un figlio adorato più di Dio, un dialogo vivo, illuminato, che conduce gli spettatori ad una riflessione sui limiti e sulle speranze dell’esistenza, una spietata indagine sui doppi fondi dell’anima e sul più diabolico dei suoi poteri: mentire a se stessi.

Alle 22 alla Casa del Teatro 3-L’Arcoscenico prima nazionale de “L’uomo più crudele del mondo”, scritto e diretto da Davide Sacco, con Mauro Lamanna e Gianmarco Saurino, prodotto da Teatro Bellini di Napoli e Teatro Vascello.

Una stanza spoglia, in un capannone abbandonato. I rumori della fabbrica fuori e il silenzio totale all’interno. Paul Veres è seduto alla sua scrivania, è l’uomo più cattivo del mondo, o almeno questa è la considerazione che la gente ha di lui. Proprietario della più importante azienda di armi d’Europa, ha fama di uomo schivo e riservato. Davanti a lui un giovane giornalista di una testata locale è stato scelto per intervistarlo, ma la chiacchierata prende subito una strana piega.

“Lei crede ancora che si possa andare avanti dopo questa notte… lei crede che questa vita domani mattina sarà la stessa che viveva prima?” dirà Veres al giornalista. In un susseguirsi di serrati dialoghi emergeranno le personalità dei due personaggi e il loro passato, fino a un finale che ribalterà ogni prospettiva.

Sabato 29 giugno alle 18 in Sala Pastrone “Emigranti” di Slawomir Mrozek, spettacolo con Besmir Haliti ed Endri Ahmetaj, diretto da Emiliano Palali e prodotto dall’associazione Dora e Pajtimit. Evento realizzato in collaborazione con la Fondazione Giovanni Goria.

È la storia di due profughi che si ritrovano vivere in un sottoscala in una capitale europea, affrontando drammi personali e cercando di fuggire da questa realtà. Dalle loro diversità nascono incontri e scontri. Due uomini molto diversi tra loro: AA un intellettuale, un ex politico finito sulla lista nera, e XX un semplice e rozzo contadino, fuggiti da una dittatura in cerca della libertà. Ma una volta liberi si ritrovano a vivere auto imprigionati in un sottoscala senza finestre, cercando di fuggire da questa vita. Chi come XX attraverso il lavoro, le sue passeggiate in giro per la città e le sue fughe nel passato e nel futuro col desiderio di poter tornare a casa; e chi come AA passando le intere giornate a leggere, studiare, scrivere, filosofeggiare sulla vita e al desiderio bruciante di far parte della società e del mondo. Da questo derivano poi tutti gli incontri/scontri tra i due personaggi. L’autore del dramma, Slawomir Mrozek (1930 – 2013), è stato scrittore, drammaturgo e fumettista polacco, le cui opere esplorano l’alienazione, la conformità e le limitazioni della libertà umana sotto un sistema totalitario. Mrozek spesso usa un umorismo surreale e situazioni grottesche per rivelare le convinzioni distorte dei suoi personaggi.

Alle 20 il festival torna al Teatro Alfieri per Alessandro Bergonzoni con “Trascendi e Sali”, del quale è autore del testo, oltre che regista insieme a Riccardo Rodolfi. Bergonzoni è diventato un “sistema artistico” complesso che produce e realizza le sue idee in svariate discipline per, alla fine, metabolizzare tutto e ripartire da un’altra parte facendo tesoro dell’esperienza acquisita. E tutto questo ad un autore che non ha rinunciato alla sua matrice comica, mai satirica, aggiunge un ulteriore, ovvia, complessità per il suo quindicesimo debutto teatrale. “Trascendi e sali” arriva infatti dopo “Urge” e “Nessi” spettacoli che hanno inciso profondamente Bergonzoni, in tutti i sensi, aprendogli artisticamente e socialmente strade sempre più intricate e necessarie. Uno spettacolo dove il disvelamento segue e anticipa la sparizione, dove la comicità non segue obbligatoriamente un ritmo costante e dove a volte le radici artistiche vengono mostrate per essere subito sotterrate di nuovo.

Alle 22 la Chiesa del Gesù ospita un’altra prima nazionale, prodotta dalla Corte Ospitale, “Molière e Madelaine”, scritto e diretto da Roberto Cavosi, con Patrizia Milani, Marco Spiga e Antonio Carnevale.

È il racconto di una delle più famose coppie di teatranti, Molière e Medeleine Bejart, sul palcoscenico del teatro dove Molière stava rappresentando Il Malato Immaginario. La notte in cui renderà l’anima a Dio, per quanto Dio avesse realmente voglia d’accoglierla.

Egli è infatti in collera con il nostro Creatore e con l’umanità intera: una collera così sorda da provocargli i mali più impensati, da farlo sentire ormai un osso completamente spolpato, da diventare lui stesso un malato immaginario. Ma c’è una ragione più profonda: egli infatti non sa se la sua attuale sposa, la giovane figlia della Bejart, sia sua figlia. Madeleine, in quella strana notte, è con lui, ma non vuole sciogliere l’enigma. Lo scontro tra i due ex amanti diventa così cocente e lacerante, ma anche e soprattutto rivelatore di un grande amore, di un amore carnale e intellettuale al tempo stesso, un amore capace di legarli per sempre.

 

Il festival si chiude domenica 30 giugno: alle 17 (con replica alle 21) in Sala Gianni Basso (ex ridotto Teatro Alfieri) va in scena “Scavi”, un progetto di Daria Deflorian e Antonio Taglierini scritto ed interpretato da Francesco Alberici, Daria Deflorian e Antonio Taglierini, una coproduzione A.D. e Festival di Santarcangelo.

“Il mio lavoro è uno scavo, una ricerca archeologica tra gli aridi materiali del nostro tempo” diceva Michelangelo Antonioni.

Anticipando il debutto di “Quasi niente”, uno spettacolo liberamente ispirato al film del 1964 “Ildeserto rosso” di Michelangelo Antonioni, “Scavi” è un progetto collaterale, una performance per un numero limitato di spettatori, che vuole essere la restituzione pubblica delle “scoperte” della compagnia nella fase di indagine del lavoro, gli “scavi” appunto, che hanno portato alla luce il diario di uno degli assistenti alla regia, le fotografie di scene girate non montate, e i primi pensieri di Antonioni scritti a penna quando l’idea era vaghissima.

Il regista ha dischiarato in un suo scritto: “Noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai. O forse fino alla scomposizione di qualsiasi immagine, di qualsiasi realtà”.

 

Alle 19 lo Spazio Kor ospita il debutto di “Sempre verde”, da “Trilogia dei legami” di Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani, con Caroline Baglioni e Christian La Rosa.

Il terzo elemento della Trilogia dei legami affronta quello che forse è il più complesso e affascinante tra i rapporti di sangue, ovvero quello tra Sorella e Fratello. Le vicende interiori dei protagonisti sono emblema di un’epoca, quella contemporanea, e assumono un valore generazionale, dove i personaggi incarnano sentimenti diffusi e contraddizioni del nostro tempo. Il fratello torna da un lungo vagare, ma vuole ripartire. La sorella non si è mai mossa da dove è nata. L’incontro tra i due è un viaggio verso il riconoscersi, che spazia tra la realtà fatta di incertezza, paura di non riuscire a costruire nulla con le proprie mani, e una memoria nella quale i due si ritrovano bambini, sognanti, giocanti.

Un tempo, insieme, per ritrovare le radici. In questa Antigone e questo Polinice contemporanei, scorre un sangue che rischia di infettarsi, un sangue che sta sbiadendo, avvelenato dalla paura. Un sangue che però è lo stesso, un sangue che non può essere ignorato, qualunque cosa accada: il sangue dei Fratelli.

Chiude il festival alle 21 alla Chiesa del Gesù in prima regionale “Io sono. Solo. Amleto”, spettacolo scritto e interpretato da Marco Cacciola, produzione Elsinor. Come si fa a “uccidere un padre che è già morto”? Che di vendicarlo proprio non si ha voglia… Bisogna davvero “ereditarne il nome” e seguirne i passi sulla terra? O meglio risolversi a lasciarlo riposare sotto quella terra e seguire i propri passi, rischiando pure di sparire? Da queste e da altre domande ancora, l’interprete di Amleto parte per indagare i propri confini. E così, in questo non-luogo, misterioso e di passaggio, sono destinati a sprofondare alcuni personaggi dell’Amleto, ognuno portatore di un tema e di una rinnovata visione sulla vita e sulla morte, ognuno interpretato dallo stesso uomo, Solo. Il progetto parte dal testo shakespeariano per attraversare i dubbi che fondano il nostro tempo.

 

Al cartellone del festival si affiancano numerose iniziative, a partire da AstiTeatro per la Città, sezione dedicata alle proposte teatrali locali che animerà il cortile della Cascina del Racconto dal 23 al 30 giugno, tutti con inizio alle ore 22:

Domenica 23 giugno “Le Antigoni” con Flavio Annaloro, Gaia Becchio, Marta Delle Piane, Gabriele Cico, Nicolò Enrico, Andrea Pellegrino, Orazio Sciacchitano.

Regia: Aldo Delaude Responsabili del progetto: Aldo Delaude e Monica Gatti

Lo spettacolo è il frutto del laboratorio “Teatro dei Conflitti” realizzato nell’ambito del progetto PON dell’I.I.S “V. Alfieri” di Asti , ”Inclusione sociale e lotta al disagio”, con gli allievi del Liceo Artistico “B.Alfieri” e dell’ I.P.S.S.C. “Q.Sella”. La voce di Antigone è quella di tutti coloro che si oppongono con forza ad una legge dello Stato ritenuta ingiusta, a tutti coloro che credono nell’esistenza di leggi non scritte, superiori a quelle degli uomini. Le Antigoni sono tante, sono donne e uomini, ragazze e ragazzi, sono quelli che d’improvviso, inaspettatamente, compiono un gesto, dopo il quale la vita di

tutti non sarà più quella di prima. Il testo è una rielaborazione dell’Antigone nelle versioni di Sofocle e di Jean Anouhil.

Lunedì 24 giugno “Leonardo Sciascia: vivir desviviendo”. Conversazione con Davide Lajolo. Di Laurana Lajolo. Con Sergio Danzi, Aldo Delaude, Ileana Spalla; Fabio Grandi: contrabbasso. Scenografie degli allievi dell’Accademia Albertina, Coproduzione Astiteatro e Associazione culturale Davide Lajolo.

Laurana Lajolo ricostruisce il dialogo tra i due scrittori, avvenuto nel 1981, in cui sono protagonisti i romanzi e le poesie di Sciascia. Vengono ricordati gli amici Pavese, Pasolini, Vittorini, i maestri Pirandello, Voltaire, Dostoievskij, Ortega, Borges. I due scrittori, di diversa formazione culturale e politica, si confrontano sulla mafia, sul rapimento di Aldo Moro, sul rapporto tra le istituzioni e il popolo, sulla fine del mondo contadino. Lajolo ha ancora fiducia nel cambiamento, Sciascia, invece, si dichiara pessimista: ormai è troppo tardi. Il testo è liberamente ispirato al libro “Conversazioni in una stanza chiusa. Leonardo Sciascia Davide Lajolo”, scritto da Davide Lajolo nel 1981, e viene messo in scena in occasione del trentesimo anniversario della morte di Sciascia e del trentacinquesimo della morte di Lajolo.

Martedì 25 giugno “A spasso con Buber”, con Andrea Cerrato chitarra e voce, Alberto Pozzo Tebani pianoforte Antonio Santinelli clarinetto e sax, Chiara carter violino Stefano Scolaro chitarra e voce, Piero Porcu voce recitante. Letture da Martin Buber (brani scelti) Il “piccolo spettacolo di musica e parole” nasce dall’incontro tra un cantautore e la sua musica, alcuni amici e qualche libro di filosofia e mistica ebraica: un percorso tra canzoni e parole nato con lo scopo di condividere il linguaggio dell’anima. Infondo, pur se in modi diversi, esiste un filo invisibile che unisce coloro che cercano di dare un senso a questo strano viaggio che è la vita.

Giovedì 27 giugno Palmarosa Band in “Cinema a 78 giri”, con Mariarosa Negro voce, Amelia Saracco mandolino, Claudio Genta tastiera, Ezio Cocito sassofono, Alessandro Gianotti chitarra, Lorenzo Nisoli basso, Luciano Poggio batteria, con la partecipazione dell’attore Enrico Ivaldi

Le parole di chi proiettava i film in una sala cinematografica guidano il pubblico in un mondo che non c’è più, dai primi film sonori in bianco e nero al cinema a colori sui grandi schermi. Asti, che nei suoi cinema faceva sognare Hollywood, faceva scoprire il jazz che sussurrava “…suonala ancora Sam” e in un attimo si era a Casablanca, accanto ad Humphrey Bogart, sperando che Ingrid Bergman non prendesse l’aereo.

Un viaggio per riscoprire le più famose canzoni tratte dai film, dagli anni ‘30 fino alla fine degli anni ‘50. In quelle sale buie e fumose la magica unione “cinema e musica” seduceva allora e continua a farlo ancora ai giorni nostri.

Venerdì 28 giugno “Scalze sulla fune”, di Fiorella Carpino, con Susi Amerio, Fiorella Carpino e Susanna Nuti, Compagnia Teatrale Aroma d’Arte.

Scalze sulla fune è la visione della vita da una prospettiva pungente e vertiginosa.

Tre ragazze, Carola, Candida e Cristel, tre brave ragazze costrette a combattere contro il loro più grande nemico, quello che un tempo è stato il loro Salvatore. Attraverso scenari di droga, alcol e prostituzione la vita delle tre si fa sempre più presente nella vita attuale di tutti noi, lasciando uno strascico di amara verità che con fatica si riesce a mandar giù. Scalze sulla fune è l’ombelico del mondo delle ragazze in preda alla sofferenza, ragazze che con lo sguardo verso le stelle, non hanno mai smesso di immaginare un futuro migliore.

Sabato 29 giugno “Finis Acquae” di Luciano Nattino, con gli allievi del Laboratorio Teatrale Liceo Scientifico F.Vercelli di Asti, regia di Fabio Fassio Una storia in cui due o più persone constatano con amarezza che più niente è come prima e che l’acqua, bene assoluto e primario, è in via di esaurimento. E quella che c’è ancora è inquinata. Problema planetario. Responsabilità evidenti. E tuttavia una delle due persone afferma che con…qualcosa… tutto può cambiare. Con cosa?” Il testo del drammaturgo astigiano assai rimpianto scomparso nel 2017 riflette su una tematica attuale in modo ironico anche se pungente: l’esaurimento delle risorse idriche. Venti “variazioni sull’acqua”, venti esercizi di stile ispirati al grande Queneau che i ragazzi del Laboratorio Teatrale del Liceo Scientifico F.Vercelli di Asti tenuto da Fabio Fassio del Teatro degli Acerbi con la collaborazione dell’insegnante Valeria Bertolo porteranno in scena con dinamica partecipazione.

Domenica 30 giugno omaggio a Fabrizio De Andrè con la Piccola Orchestra Sand Creek in “Fabrizio De Andrè, il cantore delle donne e degli emarginati”. Paolo Cerrato (narratore), Valeria Frassati (narratrice), Aristide Cassullo e Matteo Cassullo (chitarre), Elio Calosso (basso, cori), Lucky Riccio (voce solista), Antonio Scaramozzino (batteria), Roberto Musso (percussioni), Veronica Corapi (flauto, cori), Luisa Avidano (violino, cori), Beppe Tantaro (tastiere), Marina Barbier (piano.) La Piccola Orchestra Sand Creek, tribute band di Fabrizio De Andrè offre uno spettacolo non solo musicale, ma con il contributo di filmati proiettati e di parti narrate, recitate e cantate, ripercorrendo la vita di Fabrizio a partire dai primi anni di vita da sfollato in tempo di guerra con la famiglia, nel paesino di Revignano d’Asti. Quel periodo ha ispirato infatti alcuni tra i suoi brani più famosi. Nel ventennale della sua morte, uno spettacolo che ne evidenzia l’aspetto più umano, religioso ed interiore, senza prescindere dall’aspetto artistico, con riferimenti ai momenti più importanti della sua vita.

 

Il 24 giugno alle 18 al Teatro Alfieri andrà in scena “La Straviata”, a cura del Gruppo teatro disabili dell’Associazione L’Altro Verso, con la partecipazione di Jacopo Morra. Soprani: Elena Canale, Ryoko Yamashita, Tenore: Giuseppe Merlo, Baritono: Alessandro Strocco, Coro: corale San Lorenzo di Tigliole e Asti, Pianoforte: Massimiliano Pinna, Violino: Andrea Bertino, Contrabbasso: Giorgio Boffa.

Opera di voci nascoste nella gola, appassite, tremanti, magari stonate.. Ci sono sofferenze che scavano nelle persone come buchi di un flauto, tant’è che la voce dello spirito ne esce melodiosa.

Voci che diventano eroiche, ognuna con la propria vibrazione, ognuna con il proprio carattere. Voci di passione,dolore, vita e morte: temi immortali.
Come l’Opera.

Dal 26 al 30 giugno dalle 16 alle 19 al cortile della Leva di Palazzo Ottolenghi si potrà scoprire il “Villaggio fragile al Mago Povero” a cura di Antonio Catalano.

Un percorso poetico, un’istallazione ecologica di rifugi primitivi costruiti con materiali

naturali (canne, foglie, rami, etc.) e ambientazioni, dove ascoltare e creare storie, giocare e restare incantati.

Tra oggetti del quotidiano, i visitatori potranno soffermarsi, meravigliarsi e sperimentare nuovi linguaggi artistici e narrativi, guidati dalla trasognata immaginazione di Antonio Catalano, che ogni giorno dalle 18 alle 19 curerà una “visita poetica” al luogo. Questo il programma:

26 giugno inaugurazione;

27 giugno dalle 16.30 alle 18 Narrazioni poetiche – Raccontami una storia, storie e musica a cura di Paola Bortoluzzi – Volteggi, storie e danze di mani con Valerio Catalano e Cristina Giorgione – Storie piccolissimissime, laboratorio narrativo a cura di Giulia Marchiaro;

28 giugno dalle 16.30 alle 17.30 Narrazioni poetiche a cura di P. Bortoluzzi, V. Catalano, C.Giorgione e G. Marchiaro, 17.30 La leggenda del pane, spettacolo di burattini di e con Josephine Ciufalo;

29 giugno dalle 16.30 alle 17.30 Narrazioni poetiche a cura di P. Bortoluzzi, V. Catalano, C. Giorgione; 17.30 Piccoli universi sentimentali con Cinzia Morandi del Pan Teatro, regia di Antonio Catalano;

30 giugno dalle 16.30 alle 17.30 Narrazioni poetiche a cura di P. Bortoluzzi, V. Catalano, C. Giorgione e G. Marchiaro; 17.30 Favole della ragazza dagli occhi di venere, di e con Antonio Catalano.

Torna anche il consueto appuntamento con Burattinarte, rassegna internazionale del teatro di figura, che farà tappa ad AstiTeatro giovedì 27 giugno tra piazza San Secondo e via Garibaldi. Alle 21,30 e 23,00 Zanubrio Marionettes (Sondrio) ne “Le disavventure di Sganapino” (burattini a guanto), le farse della tradizione dei burattini emiliani, caratterizzati dalle teste di legno finemente scolpite da Riccardo Canestrai; alle 20,45 e 22,45 Grande Cantagiro Barattoli (Bologna) “De Luxe” (spettacolo teatral-musicale itinerante), “Fabuloso”, spettacolo teatral-musicale: un’orchestrina itinerante di musicanti e affabulatori, vestiti di ingranaggi, marchingegni musicali e teatrini di marionette portatili in perfetto stile steampunk; alle 22,00 Il Grande Lupo Bulgaro (Bulgaria) ne “Il mondo delle marionette”, con marionette a filo.

Venerdì 28 giugno alle 22 nei Giardini di Palazzo Alfieri La Ghironda presenta “Il Divorzio” di Vittorio Alfieri. Regia Tiziana Miroglio. musiche del XVIII secolo interpretate dal Gruppo La Ghironda diretto da Florio Michielon.

“Il Divorzio”, ultima opera di Alfieri, è la più realistica delle sei commedie, “tutta moderna ed italiana” come il poeta scrisse nel settembre del 1800. È la satira di un matrimonio di interesse nel quale il contratto nuziale, secondo il costume del tempo,

è circondato da tante clausole da lasciar libera la moglie da ogni soggezione al marito e da rendere il matrimonio apparente un vero divorzio. Il tono farsesco dell’Alfieri è carico di significati morali, di aperti sdegni, di condanne di costume, di insofferenza verso una società che gli appare mediocre persino nel vizio, riflesso della decadenza degli ideali politici. Il gruppo “La Ghironda” mette in scena la “stesura” in prosa che, nel modus operandi di Alfieri costituiva la versione intermedia dopo “l’idea” – in cui in estrema sintesi venivano definiti la trama dell’opera, il suo significato ed i caratteri

dei personaggi – e prima della definitiva formulazione in versi. Il testo in prosa tuttavia presenta alcuni punti in cui il dialogo si interrompe per lasciar posto a brevi note di sceneggiatura dell’autore, pertanto, per colmare tali lacune, vengono inserite parti in versi che impreziosiscono il recitato senza che il cambio di registro diventi salto stilistico stridente. Il lavoro è arricchito dall’inserimento di musiche dell’epoca eseguite dal vivo dal gruppo stesso.

AstiTeatro farà un’incursione alla Casa di Reclusione di Asti il 28 e 29 giugno alle 18 con lo spettacolo “Lisistrata nei quartieri spagnoli” di Mimmo Sorrentino, interpretato da tredici detenuti. Lisistrata, come nella commedia di Aristofane, organizza uno sciopero del sesso per convincere gli uomini a sospendere la guerra e firmare la pace. Questa Lisistrata però non agisce nell’antica Grecia, ma nei quartieri di Napoli. E i belligeranti non sono Ateniesi e Spartani, ma clan rivali che si contendono le piazze per lo spaccio della droga. Il clima ironico e scurrile della commedia di Aristofane resta intanto. Come resta intatta la sua visione emancipata della sessualità. La sua dissacrante e naturale forza. Il suo adolescenziale e incandescente pacifismo. L’attualizzarla però la getta nel reale, nel luogo dell’incubo, del dolore, che l’accompagna come un basso continuo, come un irreparabile accaduto. Il dolore per le donne abbandonate e per quelle che hanno abbandonato, il dolore per il desiderio castigato e soprattutto il dolore per non essere riusciti ad onorare la bellezza, la sacralità, la vivacità e l’intelligenza dei luoghi dove si è nati e cresciuti, rendono questo spettacolo unico, generatore di trasformazioni. Apre così le porte alla “crisi”, da intendere nella sua accezione etimologica, ossia “crescita”.
Drammaturgia e regia di Mimmo Sorrentino, assistente alla regia Raffaella Cordara.

Infine, come di consueto durante il festival resterà aperta l’osteria del Gat Rustì in via Bonzanigo per gustare piatti della tradizione.

AstiTeatro41 è organizzato dal Comune di Asti, nell’ambito del progetto di rete PATRIC,  Polo Astigiano per il Teatro di Ricerca e di Innovazione Contemporaneo, il cui maggiore sostenitore è la Compagnia di San Paolo nell’ambito dell’edizione 2019 del bando Performing Arts grazie al prezioso sostegno di Regione Piemonte, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Fondazione CRT, MIBAC, Fondazione Piemonte dal Vivo e ASP.

Con questo festival, il progetto Patric è entrato a far parte di PERFORMING +, un progetto per il triennio 2018-2020 lanciato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Piemonte dal Vivo con la collaborazione dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze della comunità di soggetti non profit operanti nello spettacolo dal vivo in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

 

 

Biglietti:

10 euro intero

7 euro ridotto abbonati stagione Teatro Alfieri e over 65

5 euro ridotto studenti under 25 abbonati Festival delle Colline

MagdaClan Circo: 15 euro (ridotto 12 euro, 8 euro bambini under 12)

“Lisistrata” (Casa di Reclusione): 5 euro con prenotazione obbligatoria entro il 20 giugno.

Spettacoli “AstiTeatro per la città” alla Cascina del racconto ingresso libero tranne “Leonardo Sciascia: vivir desviviendo”, “A spasso con Buber”, “Scalze sulla fune” e “Fabrizio De Andrè: il cantore delle donne e degli emarginati”, posto unico 5 euro.

“Romeo e Giulietta”, “Scintille”, “La Straviata”, “Burattinarte” e “Il Divorzio”: ingresso libero.

Abbonamenti:

Abbonamento a 21 spettacoli: 100 euro; abbonamento a 10 spettacoli: 50 euro

Speciale abbonamento a 5 spettacoli riservato a ragazzi under25: 20 euro

È disponibile la card “AstiTeatro under18”, riservata ai giovani sotto i 18 anni, che dà diritto a 5 ingressi gratuiti.

Per informazioni e prenotazioni: Biglietteria Teatro Alfieri (Asti) 0141.399057-399040

www.astiteatro.it     www.comune.asti.it

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Ufficio stampa AstiTeatro41: Alexander Macinante a.macinante@comune.asti.it 0141 399580 333 9073933

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